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martedì 5 maggio 2015

I Misteri dei Miei Viaggi

Dopo aver saltato lo scorso appuntamento de "Il Senso dei Miei Viaggi" eccomi come sempre all'ultimo secondo alle prese con il tema del mese, questa volta capitanato da Claudia con un tema originalissimo..."I Misteri dei Miei Viaggi".
Pensavo di avere più materiale, invece...non è stato affatto facile e forse potrete perdonarmi una piccola "licenza poetica" per l'ultima foto...

ISTANBUL e il mistero della Basilica di Santa Sofia...

Facciamo un salto a Oriente, nella mia amata Istanbul...una città intrisa di magia! 
interno di Santa Sofia, Giugno 2008
L'immensa Santa Sofia fu prima una Chiesa e poi una Moschea e l'edificio così come lo conosciamo risale al 6° secolo dopo Cristo. Risulta quindi alquanto strano che non siano state progettate delle ampie stanze sotterranee come avveniva di solito all'epoca. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che il sottosuolo non fosse adatto alla costruzione di ampi vani da poter adibire a cripte e catacombe, ma questa teoria non regge in quanto a soli 150 m in linea d'aria si trova la famosissima Cisterna Basilica. Un'altra ipotesi è che in passato ci fossero delle aree sotterranee e che durante uno dei tanti saccheggi della Basilica vi furono nascosti degli immensi tesori e che lì furono sigillati. 
Ma la teoria più accreditata è che un tempo vi fossero ampi spazi metropolitani sotto la Basilica e che durante la Peste Nera che colpì tutta l'Europa nel 1350 d.C., e che a Istanbul arrivò prima che nelle altre capitali Europee, furono usati per seppellire membri anziani, membri del clero e dell'aristocrazia colpiti dalla malattia per evitare il contagio. Dopo che Istanbul passò sotto gli Ottomani, Ak Semseddin, un medico di fama e istruttore sufi di Mehmed il Conquistatore, suggerì la sigillatura delle aree metropolitane perchè si pensava che il contatto con i cadaveri avrebbe portato allo spargersi della malattia. Chissà qual è la verità?


La piramide maya di Kukulkan, Chichén Itzá, Messico

viaggio di nozze, luglio 2007
Nella città maya di Chichén Itzá, forse la più famosa del Messico, si trova la piramide Kukulkán, meglio conosciuta come "El Castillo", famosa per il suo “cinguettio”. In pratica quando ci si trova ai piedi della piramide, battendo le mani si può sentire un suono simile al canto del quetzal ovvero l'uccello sacro ai Maya. Non si sa però se gli antichi architetti abbiano progettato la piramide con lo scopo di produrre questo suono o se sia stata solo una fortunata coincidenza...questo perchè se invece delle mani si battesse un tamburo l'effetto che si otterrebbe sarebbe molto diverso. Salendo i gradini inoltre il suono che si ottiene battendo le mani è più simile a quello dell'acqua che cade dentro un catino.
Ma questo non è l'unico "mistero" legato a El Castillo.  La piramide infatti ha una base di 55 m per lato e un'altezza di 30 m e presenta 4 scalinate con parapetti ornati da lunghissimi serpenti piumati, le cui fauci si aprono nel piazzale sottostante.
Durante l’equinozio di primavera, le ombre che si riproducono al tramonto danno vita ad uno strano effetto ottico e sembra di vedere un serpente piumato muoversi sulla scalinata della piramide.
Il Mistero della Vita, nella mia pancia...
il mio piccolo "Ciambellino"
L'ho detto anche qui che il mio viaggio più bello è stata la gravidanza e come tutti i viaggi che ti rimangono nel cuore, viene voglia di ripeterli, anche se poi quando si fa ritorno in qualsiasi posto siamo già stati le emozioni che si provano sono diverse. E quindi eccomi qui, ad affrontare dopo alcune peripezie il mio secondo viaggio più bello, la mia "seconda" (se va beh...) gravidanza. E qual è il più grande mistero, se non quello della vita che si forma dentro un altro essere vivente? 

mercoledì 4 marzo 2015

I profumi dei miei viaggi #sensomieiviaggi

Polignano a Mare
E' quasi mezzogiorno, l'aria calda di Agosto e il cielo blu, terso...
I vicoli sono stranamente deserti e mentre camminiamo si sente l'eco dei nostri passi...nelle case si sentono i rumori di piatti e padelle. Un profumo di pomodoro e soffritto di cipolla esce dalle finestre...un profumino invitante, che sa di cose genuine, di nonne che fanno ancora la pasta in casa, di nipotini che le guardano armeggiare in cucina...
Ecco, io associo sempre quel profumo alla Puglia, perchè una delle prime cose che mi disse mio marito quando ancora eravamo due fidanzatini parlandomi della Puglia, la Terra di suo padre, fu questa: che la mattina tardi, verso mezzogiorno, le strade si riempiono di profumi, uno fra tutti quello della salsa di pomodoro! E così quando mi capita di sentirlo camminando per strada, qualsiasi sia il paese o la città, vengo catapultata nelle strade di Rutigliano e di Polignano e vengo pervasa di felicità, perchè la Puglia per me ha solo ricordi belli che sanno di vento, sole, sale e....pomodoro!


Sibenik - Croazia
Ho sempre abitato in città, da piccola abitavo nella grigia periferia di Milano, poi ci siamo spostati nel varesotto, una cittadina grigia a metà strada tra Milano e Varese, e ora vivo a Bergamo.
Chi vive in appartamento, in città, stende i panni sul balcone o quando va male in casa...perchè magari fuori piove o c'è troppa umidità o come quando abitavo a Milano rischiavi che a lasciarle sul balcone si sporcassero di smog...
Quando d'estate andavo con mia nonna e mia zia in villeggiatura in montagna, ricordo che stendevamo le lenzuola in giardino, c'erano i fili per stendere lunghissimi, legati a due pali...le lenzuola svolazzavano al sole e si asciugavano in men che non si dica...e noi bambini che scorrazzavamo in giardino spesso ci nascondevamo tra di esse quando giocando a nascondino o facendo finta che fossero delle tende e noi fossimo in campeggio.
Ricordo il profumo che avevano quelle lenzuola: di detersivo e di sole.
La sera era bello farsi avvolgere dal loro profumo, era come se fossero anche intrisi dall'energia e dalla positività del sole e io mi addormentavo serena.
Mi è capitato due anni fa di camminare per i vicoli di Sibenik, una bellissima cittadina croata, e di essere investita all'improvviso da quel ricordo di me bambina che gioca tra le lenzuola. Alzando lo sguardo notai che poco avanti a me svolazzavano delle lenzuola e il loro profumo era uguale a quello del detersivo che usavano mia nonna e mia zia...per me quello è il profumo dell'estate!

Pupnatska Luka

La mia Croazia...se dovessi riassumere la Croazia in un'essenza direi che ha il profumo del mare mischiato a quello dei pini e dei fichi maturi.
Da piccola andavo ogni estate (più o meno) in vacanza in Croazia e ogni anno nei lunghi tragitti in macchina mi accoccolavo sui sedili e dormivo. Non c'era l'autostrada, si faceva la Jadranska Magistrala, la Magistrale Adriatica, che seguiva la sinuosa costa croata e anche quella montenegrina. Non avevamo nè l'aria condizionata nè la radio, a mio padre non piaceva ascoltare la musica mentre guidava (pazzo!!!) e teneva giù il finestrino...io mi accorgevo di essere arrivata sulla costa croata perchè dal finestrino si insinuava QUEL profumo. Indimenticabile. Fortissimo. Inconfondibile.
Mi tiravo su, mi stropicciavo gli occhi e vedevo il mare, Il MIO mare.
Poi c'è stata la guerra, ho smesso per 11 anni di andare in Croazia, ma non vedevo l'ora di tornarci, con tutto il mio cuore. Cercavo ovunque quel profumo. A volte in Liguria mi è sembrato di ritrovarlo, ma non era proprio uguale, mancava qualcosa. O forse c'era qualcosa in più che stonava. C'era sempre una ferrovia troppo vicina o una strada, il profumo si confondeva con altro.
Poi nel 2002 con gli amici stavamo organizzando le ferie, avevamo 20 anni...Spagna? Baleari? Grecia? Tutto troppo caro. Perchè non andiamo in Croazia? Sì, dai, ormai la guerra è finita da un bel po', costa poco...il mare è bello....Ma dicono non ci siano divertimenti...Ma a noi che ci frega del divertimento quando siamo tutti insieme? Già..che ci frega....Non ci manca niente. Chiara...ma com'è la Croazia? 
E' bella raga...e poi profuma...cioè...sa proprio di mare, di pini e di fichi maturi, cioè...è proprio il suo profumo. Io non l'ho più sentito da nessun'altra parte.

E così dopo 11 anni tornavo nella mia amata Croazia, non era più Jugoslavia, tante cose erano cambiate. Sbarcarmmo sull'isola di Korcula un caldo pomeriggio di Agosto, poco dopo iniziò a piovere e quando il cielo si asciugò l'aria mi portò un assaggio di QUEL profumo.
Ma il giorno dopo sulla magnifica spiaggia di Pupnatska Luka lo ritrovai. Mi vennero le lacrime agli occhi perchè nulla come il profumo ti schiaffa in faccia i ricordi e io ne avevo così tanti legati a quei posti.
Ero tornata "a casa", dal mio mare.

Con questo post partecipo all'appuntamento mensile de "Il Senso dei miei Viaggi", questo magnifico tema è stato proposto da Norma il nostro "capitano" di questo mese.

giovedì 4 dicembre 2014

#sensomieiviaggi : I luoghi abbandonati dei miei viaggi

Questo mese pensavo proprio di non farcela, il mese di Novembre mi è scivolato addosso quasi senza che me ne accorgessi, un grosso progetto da seguire al lavoro mi ha risucchiato per due intere settimane, facendomi sentire un po' fuori dal tempo e dal mondo, ma eccomi qui, come sempre "al pelo" a raccontarvi per questo nuovo appuntamento de Il Senso dei Miei Viaggi, i luoghi abbandonati che ho incontrato "strada facendo".

FARO DI PUNTA PALASCIA 
Ricordo ancora la prima volta che mio marito mi portò nella sua Puglia, suo padre è pugliese e  quindi anche se è nato e vissuto nelle Prealpi Orobiche nel suo sangue scorre del sangue pugliese. Fin dal primo momento in cui ci misi piede, capii che tra me e questa Regione sarebbe incominciata una lunga e duratura storia d'amore. 
La mia Puglia, che è già Oriente, con il suo vento che profuma di Oltremare, con i suoi piatti che a volte ricordano la Grecia, con le montagne Albanesi di cui si intravede il profilo nelle giornate in cui soffia il maestrale e i borghi candidi che ricordano le chora cicladiche....

In particolare c'è un posto per me magico, il faro di Capo d'Otranto, più precisamente il Faro di Punta Palascia. E' il punto più a Oriente d'Italia, non è curioso che il punto più a Est della nostra penisola si trovi in una regione del Sud? E le curiosità non finiscono qui...Non appena ci si incammina sul sentiero che porta al faro, totalmente disabitato e abbandonato, si interrompe il segnale con qualsiasi compagnia telefonica italiana e arriva il segnale delle compagnie telefoniche greche...nel mio caso arrivò un  sms da Telestet che mi annunciava "Benvenuta in Grecia"...lo vidi come un segno del destino e indovinate dove andai l'estate successiva? Eh, eh, eh....

Visto che si avvicina Capodanno, sappiate che se cercate un posto particolare dove aspettare la mezzanotte, il Faro è uno di questi...Sarete i primi in Italia a vedere l'alba del 2015!!!

Capo d'Otranto anno 2003
 MINIERE ABBANDONATE DI ZOLFO - ISOLA DI MILOS

miniere di zolfo Milos

E a proposito di Grecia, il secondo posto abbandonato in cui vi porto sono le miniere abbandonate di zolfo sull'isola di Milos, un'isola incredibile, ricchissima dal punto di vista geologico. Se amate il mare dovete andarci, da visitare sull'isola non c'è quasi nulla, ma il mare ha dell'incredibile, colori pazzeschi dati dai colori delle rocce...ci sono spiagge di perlite, che danno all'acqua un colore caraibico, ci sono spiagge di sassolini rossi, spiagge con rocce scure perchè l'isola è di origine vulcanica, ci sono pareti gialle e rosse che sprofondano nel mare..Questa della foto è la spiaggia di Paliorema (o Thiorichia) , la spiaggia è raggiungibile difficilmente in auto, più comodamente in barca, come abbiamo fatto noi. Il paesaggio è molto suggestivo perchè i colori della battigia e le miniere di zolfo abbandonate donano alla spiaggia un'atmosfera da Far West. Il contesto è di una bellezza da togliere il fiato..i resti dell'antica miniera rimasta esattamente così come l'hanno lasciata gli ultimi operai,l'acqua limpidissima,  le infiltrazioni di ferro che in certi punti la colorano di rosso-marrone, il blu cobalto del cielo che contrasta con quelli della montagna...insomma un luogo imperdibile se vi trovate nell'Isola dei Colori (così è soprannominata l'isola di Milos)

PISTA OLIMPICA DEI BOB -  SARAJEVO 

pista olimpica bob, Sarajevo


Pensavate che sta volta l'avreste scampata? E invece sono riuscita a mettere Sarajevo anche in questo appuntamento de Il Senso dei Miei Viaggi!!

"Ha passato giorni sdraiato con il mento inchiodato sulla neve, a Bijelasnica, a Malo Polije, a beccarsi gli schizzi dei bob, dei salti dal trampolino della combinata nordica. Dice che si è fottuto gli occhi.

<<Non potevi usare gli occhiali?>>

Ride, dice che è come fare l'amore vestiti, che l'occhio dev'essere dentro l'obiettivo." (tratto da "Venuto al Mondo" di Margaret Mazzantini)

Dev'essere stato pazzesco stare a Sarajevo in quei giorni, i giorni delle Olimpiadi invernali 1984. La città era in fermento, era la prima volta che mostravano "il culo al mondo", come dice Gojko. I minareti infilzavano il cielo come lame, la neve si posava candida sulle tegole delle chiese e delle case, i locali underground pullulavano di ragazzi che ballavano scalzi, gli scarponi da neve appoggiati per terra a formare pozzette di neve sciolta. Concerti rock in ogni buco, che fosse una cantina o una kafana. Turisti venuti per le olimpiadi che si trovavano a sorpresa nel cuore di un Paese che stava vivendo un momento irripetibile, si stupivano di scoprire una città in fermento, bella, festosa, vivace e accogliente. 
Quando la festa finì. le piste dei bob rimasero abbandonate, ma le famiglie andavano nei prati lì intorno a fare i pic nic in primavera e estate. Poi arrivò la guerra e quei posti, quelle piste rimasero del tutto abbandonate e in rovina, i prati intorno minati, ora bonificati, ma lo spettro dei giorni bui è così forte da coprire l'eco di quei giorni felici.

Con questo post partecipo all'appuntamento mensile de "il Senso dei miei Viaggi", questo mese capitanato da Clara

martedì 4 novembre 2014

Gli incompiuti dei miei viaggi - #sensomieiviaggi

Ogni volta che organizzo un viaggio mi faccio una scaletta delle cose che non devo assolutamente perdere, ma puntualmente c'è sempre qualche imprevisto (per fortuna, aggiungerei!! Un po' di improvvisazione nei viaggi ci vuole!!) che scombina i piani.. come un acquazzone che ci costringe a cambiare programma, come quella volta a Berlino quando una sfilata a cui ci troviamo nostro malgrado ad assistere ci fa arrivare al museo dei Ramones quando oramai è chiuso o come quella mattina in cui mi sono svegliata alle 6 e sono arrivata in piazza a Korcula per partecipare alla gita sulla foce della Neretva e Mostar per poi scoprire che io, mio marito e la mia amica eravamo gli unici iscritti e quindi la barca non partiva..o come quella volta che avevo sbagliato a leggere la guida e sono arrivata al castello del Wawel a Cracovia quando la sala che ospitava "La Dama con l'Ermellino" di Leonardo era chiusa (sono riuscita a vedere il quadro due giorni dopo).

Insomma potrei andare avanti a oltranza...ma alla fine ecco la mia "Top 3" degli incompiuti dei miei viaggi...

 La schiusa delle uova delle tartarughe - Xcacel, Messico
spiaggia di Xcacel, Messico
Il Messico è stato un sogno che si avverava, un viaggio a lungo desiderato e l'unico Oltreoceano che sono riuscita a fare (questioni di portafoglio!!), è stato infatti il nostro viaggio di nozze, 18 giorni tra Yucatan, Campeche, Chiapas e Quintana Roo, un mix di siti Maya, natura selvaggia, città coloniali e mare caraibico.
A Playa del Carmen i gestori della nostra Posada erano italo-spagnoli e quindi parlavamo con loro in italiano, ci davano un sacco di consigli su cosa vedere e cosa no, prendevamo i collectivos e ogni giorno per tutta la settimana che siamo stati lì visitavamo spiagge o parchi diversi. Ci consigliarono la spiaggia di Xcacel, lo stereotipo della spiaggia caraibica...km e km di sabbia bianca incontaminata, corallo rosa sbriciolato sulla battigia, mare che sembrava vetro fuso e una rigogliosa vegetazione. Ma la spiaggia è anche riserva naturale, qui vi depongono le uova le tartarughe marine e sulla sabbia si potevano vedere le orme di questi simpatici animali e le buche dove nascondevano le uova. Ci dissero che una biologa lavorava presso la spiaggia e se volevamo potevamo, pagando, assistere con lei alla schiusa delle uova che però sarebbe avvenuta di notte. Io ero esaltatissima, ma essendo di notte dovevamo noleggiare un auto perchè i collectivos non passavano a quell'ora. Ci informammo, ma i prezzi erano esorbitanti...l'auto meno costosa che volevano propinarci era un Maggiolone bianco degli anni 70 senza assicurazione inclusa per 100 dollari al giorno. Rinunciammo e di conseguenza rinunciammo anche al mio sogno di vedere la schiusa delle uova, un vero peccato! Anche se ci rimane il ricordo di quella spiaggia incredibile dove tornammo anche una seconda volta e che trovammo completamente deserta...era tutta per noi! Un vero regalo di nozze!!!

La Biblioteca di Sarajevo
la Vijecnica a Sarajevo
Se non parlo di Sarajevo non sono contenta...però che ci posso fare?? Non lo faccio apposta!! Giuro! Mi esce naturale!!
Comunque...dicevo...
Nel 2009 andai per la prima volta dopo la guerra degli anni 90 a Sarajevo,la storia della Vijecnica , la Biblioteca in stile moresco simbolo della città,  mi aveva da sempre affascinato e infatti fu una delle prime cose che andai a vedere. Sapevo che era in ristrutturazione, dopo la sua distruzione da parte dei cetnici durante l'Agosto 1992 e infatti la trovai impacchettata, ma era notte ed era ugualmente illuminata. Rimasi lo stesso a bocca aperta e pensai che se mi faceva quell'effetto con le impalcature chissà che effetto mi avrebbe fatto una volta restaurata e promisi a me stessa di tornarci presto, una volta ultimati i lavori. Questa primavera finalmente è stata inaugurata e ad Agosto sono tornata da lei, ho mantenuto la mia promessa e lei ha mantenuto la sua: lasciarmi senza fiato davanti a tanta bellezza!!

La Caldera - Isola di Santorini
Sognavo da anni le Cicladi, un "ISLAND HOPPING" per la precisione e dopo aver visto un film che ora reputo un po' "stupidino" , ma che quando avevo poco più che vent'anni mi aveva emozionato moltissimo ("Che ne sarà di noi" di Veronesi), divennero un urgenza. Prenotai il volo ad Aprile per Agosto e già costava "un botto", di solito viaggiavamo con i nostri migliori amici, eravamo sempre un bel gruppo,ma sempre squattrinati, io lavoravo, ma molti ancora studiavano o avevano lavoretti precari quindi eravamo sempre al risparmio. L'anno prima eravamo partiti in 17 e per risparmiare ci eravamo sparati 24 ore di traghetto da Trieste a Corfù e avevamo affittato un'intera villa, il tutto per la ridicola cifra di 399 euro a testa (me lo ricordo ancora!! Traghetto e due settimane di alloggio!!Che galla, quando mi ci mettevo riuscivo sempre a scovare e spuntare i prezzi migliori e a stare nel budget che mi davano i miei amici). Per farla breve, quell'estate partimmo solo in 6, la compagnia si divise in due: noi 6 andammo in Grecia (Atene, Paros, Santorini e Naxos) e gli altri a Lloret de Mar.
Il viaggio fu bellissimo, noi sei insieme ci divertimmo un mondo, eravamo anche i più inclini della compagnia a visitare più posti in un giorno, eravamo i meno "stanziali", quindi avendo le stesse esigenze non litigammo mai e tutto filò liscio, ma gli altri mi mancavano. Tanto. Tantissimo. A volte la sera avevo il magone, perchè pensavo a quando l'anno prima avevamo fatto il falò sulla spiaggia di Pelekas o la mega grigliata sul terrazzo di casa. Oppure due anni prima, quando dopo 18 ore di macchina arrivammo a Plitvice e il giorno dopo J. disse che per vedere quello spettacolo ne era valsa la pena e avrebbe guidato ancora 18 ore se gliel'avessero detto. O sempre due anni prima sulle mura di Dubrovnik a improvvisare uno "street party" coinvolgendo dei perfetti sconosciuti e tirare l'alba con loro. 
Una sera a Paros tornai a casa e trovai la chiamata proprio di J. ma era troppo tardi per richiamare . Gli scrissi un sms (ai tempi non c'era whatsapp, nè FB!!) e mi rispose che mi aveva chiamata perchè gli mancavamo. 
Il giorno dopo ci imbarcammo su un traghetto lentisssssssimoooo per Santorini e non ero pronta allo spettacolo che mi aspettava. 
A un certo punto avvistammo un'isola nera...si faceva sempre più vicina...era un semicerchio...entrammo nella caldera e rimasi senza fiato: guardavo questa parete bruna e rossastra a picco sul mare blu cobalto, il cielo dello stesso colore del mare e in cima alla parete una spruzzata bianca, che sembrava neve, ma altro non era che il candido paese di Oia, con i suoi mulini a vento e le sue casette bianche e pastello. 
In quel momento ero vicina al mio moroso (ora marito) e gli dissi che mi spiaceva che gli altri nostri amici non fossero con noi. Mi mancava qualcosa. Sentivo che quel momento non era compiuto, non era perfetto perchè mi mancavano troppo, soprattutto D. e J. , sapevo che loro sarebbero rimasti come me a bocca aperta davanti a quello spettacolo. Presi il cellulare e scrissi a entrambi un messaggio "Vorrei foste qui con me, perchè quello che sto vedendo vi piacerebbe da impazzire".


la Caldera - Santorini

Con questo post partecipo all'appuntamento mensile de "Il Senso dei miei Viaggi", ideato da Monica e per questo mese "capitanato" da Mamma Orsa Curiosona

giovedì 25 settembre 2014

#sensomieiviaggi I Ponti dei miei Viaggi

Dopo aver saltato un appuntamento de "Il Senso dei Miei Viaggi" a causa del poco tempo al ritorno dalle ferie, eccomi di nuovo presente! Il tema di questo mese è stato proposto da Alessandra di Fiori e Vecchie Pezze e si intitola "I ponti dei miei viaggi", un tema che mi ha subito ispirato visto che ho sempre subito il fascino dei ponti, così sospesi nel vuoto, dall'aspetto a volte fragile a volte possente, dalla loro simbologia intrinseca di unione e collegamento, simbolo di "passaggio" o, nel caso dell'arcobaleno, simbolo di unione tra terra e cielo...e si potrebbe continuare all'infinito. 
E' stata dura selezionare le foto, ma alla fine ho scelto i tre ponti più rappresentativi di una sola Nazione, la Bosnia Erzegovina, perchè ricchi di storia sia passata che recente. 

Il Ponte Latino - Sarajevo - Il Ponte della Storia


Il Ponte Latino

Il Novecento è detto anche "Il secolo breve" perchè i primi 14 anni furono uno strascico della Belle Epoque, infatti il Novecento si fa idealmente iniziare con la Prima Guerra Mondiale e la Prima Guerra Mondiale ebbe come miccia l'attentato all'Arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo per mano dell'anarchico Gavrilo Princip, inizialmente ricordato da una targa sul Ponte Latino come "Eroe" mentre ora come "Terrorista" in quanto Gavrilo ero serbo. Gavrilo sparò i colpi letali proprio dal Ponte Latino. 
Ora...se facciamo un riassunto molto semplicistico si può dire che il Novecento nasce e muore a Sarajevo. Dalla Prima Guerra Mondiale la Germania uscì praticamente annientata e questo pose le basi per il Nazionalismo, fornì terreno fertile a Hitler per il suo scellerato disegno nazista. Ed ecco quindi scoppiare la Seconda Guerra Mondiale che ebbe, tra le tante conseguenze, il consolidamento del Comunismo; tra il 1945 e il 1948  i partiti comunisti giunsero al potere in Jugoslavia, Cecoslovacchia, Ungheria, Bulgaria, Romania, Albania, Polonia e nella Repubblica Democratica Tedesca. Viene eretto il Muro di Berlino...e il Novecento viene idealmente fatto finire proprio con la caduta del Muro, il 9 Novembre 1989. Dopo la caduta del Muro si ebbe come diretta conseguenza l'Autunno delle Nazioni, ovvero il rovesciamento di vari regimi comunisti...Polonia, Germania Est, Cecoslovacchia, Ungheria, Bulgaria, Estonia, Lituania, Lettonia,Romania e Albania...fino ad arrivare ai primi anni '90 quando anche la Jugoslavia si dissolse, pezzo per pezzo.
Il conflitto in Bosnia conclude idealmente il Novecento che qui muore, a Sarajevo, dove era cominciato, su quel ponte dall'architettura così insignificante, ma così pregno di Storia. 
Per molti storici, la guerra in Bosnia non è l'ultima del Novecento, ma la prima del Terzo Millennio. Paolo Rumiz scrive: 
"La guerra in Bosnia non era affatto l’ultima del Novecento. Era la prima del terzo millennio. Esprimeva già il potenziale distruttivo delle tempeste a venire. C’era in essa l’impotenza dell’Europa di fronte alle crisi che la riguardavano. C’era la debolezza dell’ONU e c’era già, tutta, la solitudine americana nel suo ruolo di poliziotto del mondo. Vedevi anche, con anticipo, l’inutilità delle guerre stellari e delle bombe intelligenti di fronte a conflitti rasoterra dove i clan conservavano il controllo del territorio e le popolazioni vantavano capitali di orgoglio e sopportazione capaci di sballare ogni nostra previsione strategica.”
“La guerra in Bosnia, scatenata col pretesto di reprimere un fondamentalismo islamico che ancora non esisteva, lungi dal prevenire il terrorismo, lo svegliava dal suo torpore, lo richiamava in vita.”
“Rinunciare alla coesistenza a Sarajevo significa semplicemente non credere nell’Europa.  Preferire i muri ai ponti in un continente che è un ponte di per sé, una straordinaria Terra di Mezzo".

Quindi potete immaginare l'emozione provata quando sono tornata a Sarajevo quest'anno dopo 5 anni dall'ultima volta. Proprio quest'anno, anno in cui ricorre il primo centenario dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Mentre guardavo la Miljacka scorrere sotto il Ponte Latino ho visto scorrere tutta la Storia del Novecento sotto di me.


Ponte Mehmed Paša Sokolović - Višegrad - Un ponte da Premio Nobel

Il ponte sulla Drina
A Visegrad ci si arriva in un'oretta di macchina da Sarajevo. Sarà che durante il tragitto leggo ad alta voce "Il Ponte Sulla Drina" del premio Nobel Ivo Andric, sarà che proprio mentre stiamo per arrivare, nel libro viene descritta minuziosamente la scena in cui un uomo viene impalato ed esposto sul ponte, sarà che proprio Visegrad è stata teatro di uno dei primi scenari di pulizia etnica e genocidio perpetrati dai cetnici sui musulmani che abitano quella zona, sarà che qualche giorno prima avevo letto un articolo proprio sulla Drina quale scenario di guerra negli anni '90 tanto che si narra che a volte il fiume perdeva la sua sfumatura verde smeraldo per diventare rosso sangue, sarà un insieme di tutti questi motivi, ma quando arrivo sul Ponte mi colgono un'inquietudine e un senso di nausea pazzesca. Mi gira la testa. Non mi sento a mio agio. Sembra che le persone del posto ci guardino un po' storto, non c'è una bella atmosfera e a parte il ponte, che è veramente una costruzione di inestimabile valore, Patrimonio Unesco e con una storia molto interessante, il resto della cittadina è veramente degradato. Anche il minimarket, dove entriamo per comprare dei panini, ha un'atmosfera tetra e cupa.
Dal canto suo la bellezza del ponte è quasi fuori luogo in quel posto angosciante e ancora troppo rimbombante di grida di terrore e morte. 
Il ponte fu costruito nel periodo in cui la Bosnia era occupata dagli Ottomani, la costruzione durò parecchi anni e fu terminata nel 1571. Ai tempi veniva applicata dagli Ottomani la pratica del "Devscirme"(dal turco "devşirmek", "raccogliere") , pratica che veniva applicata ai cittadini di religione diversa dall'Islam, quindi nel caso specifico ai Serbi Ortodossi. In sostanza si trattava di un tributo di sangue: i contadini serbi dovevano cedere i proprio figli all'Impero, essi venivano allontanati da casa ancora bambini e cresciuti ed istruiti come "Giannizzeri", l'ordine militare d'élite dell'esercito ottomano. Molti contadini serbi con il tempo iniziarono a vedere questa pratica come un'opportunità per i loro figli di crescere con un'istruzione e con un futuro più roseo nella capitale, con la speranza che non si dimenticassero delle loro famiglie e potessero magari, occupando posizioni di potere, fare qualcosa di positivo in favore della loro terra d'origine. Tra i tanti bambini portati via da Visegrad, ce ne fu uno che spiccò per intelligenza e capacità tanto da entrare nelle grazie del Sultano Solimano il Magnifico e di suo figlio Selim che gli concesse in sposa la figlia Ismihan. Il ragazzo prese il nome di "Mehmet" e, non avendo dimenticato nè la sua città d'origine nè il faticoso viaggio in cui dovette attraversare la Drina in piena quando ancora non esisteva un ponte, commissionò, oltre che opere religiose e commerciali, la costruzione del ponte di VIsegrad.
Come spiega anche Andric nel suo capolavoro letterario, per costruire il ponte si lavorò per anni giorno e notte e il risultato fu questa magnificenza architettonica della lunghezza totale di 179 metri poggiata su 11 arcate e con una carreggiata di 4 metri. Dall'inizio della sua costruzione il Ponte divenne parte integrante della vita cittadina e simbolo di unione tra due mondi e tra due religioni, ma nel corso dei secolo anche triste testimone di persecuzioni perpetrate prima dagli ottomani sui serbi ortodossi e poi , durante il più recente conflitto degli anni Novanta, dai cetnici sui bosgnacchi, tanto che il ponte fu spesso usato come vetrina, sia nell'epoca ottomana che in quella più recente, di teste mozzate e impalate. Forse l'aria e la terra sono ancora troppo pregni di quell'orrore, forse è per questo che mi sembrava di respirare un'aria malsana. Forse quando i lavori di restauro e recupero dell'intera cittadina saranno finiti (per ora ho visto solo i pannelli con il disegno del progetto) si potrà cercare di voltare pagina...ma forse ora è ancora troppo presto.

Lo "Stari Most", il ponte vecchio di Mostar, il ponte per antonomasia

veduta dello Stari Most dalla cima di un minareto

Cambiando totalmente atmosfera, eccoci nella sassosa e mediterranea Erzegovina. A Mostar il vento profuma già di mare e salsedine e la Bosnia sembra trovarsi a una distanza siderale, se non fosse che anche qui troviamo gli stessi echi d''oriente, come i minareti o lo Stari Most, il Ponte Vecchio, simbolo della città. 
Quando tornai a Mostar la prima volta dopo la guerra, appena vidi il ponte sentii salire le lacrime agli occhi perchè io su quel ponte c'ero già stata nel lontano 1989, avevo 8 anni, ma mi era rimasto impresso nella mente.
Tornata a casa da quella vacanza avevo dovuto finire i compiti delle vacanze e tra i tanti c'era un tema: dovevamo descrivere un posto visitato in vacanza. Io avevo fatto molto di più. Complice quel fuoco che fin da piccolissima mi aveva sempre accompagnata, quella voglia di scoprire e viaggiare (tanto che anche quando avevo solo 6 anni mi ero inventata un catalogo di viaggi usando un quaderno a quadretti e dei ritagli di riviste), avevo preso tutti i depliant informativi su Mostar, ritagliato le varie foto, mi ero documentata sulla sua storia e infine avevo redatto una sorta di mini guida turistica della città, tanto che la maestra era rimasta entusiasta e aveva voluto elogiarmi davanti a tutta la classe.
4 anni dopo quel viaggio, mia mamma, seduta sul divano di casa, mi chiamò urlando per mostrarmi in tv i bombardamenti e la distruzione del Ponte. Lo ricordo come se fosse ieri. Mi disse “Chiara, ricordati questo giorno, perchè abbiamo visto un pezzo di storia che ora non c'è più”
Eravamo tutti tristi.
Il ponte infatti, considerato simbolo di unione tra il quartiere Croato-Cattolico e il quartiere Ottomano-Mussulmano, fu distrutto dai Croati. All'inizio del conflitto i croati-cattolici e i mussulmani si allearono contro i serbi che circondavano la città, ma in un secondo momento, i primi, allettati dalla possibilità di annettere l'Erzegovina alla ricca Croazia, si misero a fare la guerra ai loro “fratelli” musulmani e la distruzione del ponte fu puramente un atto simbolico senza alcun valore strategico. E così, quell'elegante arco di pietra chiara che per 500 anni aveva visto la sua superficie colorarsi di argento al chiarore della luna, quel ponte che aveva visto scorrere la Neretva color smeraldo proprio sotto i suoi piedi e centinaia di ragazzi tuffarsi nelle sue acque, in pochi minuti venne distrutto dalle bombe e crollò in acqua, portandosi dietro mezzo secolo di storia.
Nel 2004, grazie anche a un finanziamento italiano, fu ricostruito tale e quale. Alcune pietre, poche a dir la verità, furono raccolte dal fiume e riutilizzate. Per le altre invece si cercò di studiare com'erano state tagliate, si ricavarono dalla stessa cava da cui furono estratte 500 anni prima, e si tagliarono rigorosamente a mano in modo da essere il più simile possibile all'originale.
Il ponte è tornato bello come prima, ma due pietre, una da un lato e una dall'altro, invitano a non dimenticare quello che è stato. “Don't Forget 1993” .

giovedì 3 luglio 2014

#sensomieiviaggi: i cartelli dei miei viaggi

A volte sarebbe bello avere qualcuno che ci indichi la via giusta da seguire anche in senso metaforico, non sempre è facile prendere delle decisioni, a volte brancoliamo nel buio, a volte ci perdiamo...ma anche perdersi può essere bello, si scoprono nuovi orizzonti che prima ignoravamo...
Di sicuro c'è una direzione che non sbaglio mai...quella per andare a mangiare al ristorante!!

Ristorante Tramontana a Beli - Cres
E così ecco che un caldissimo mezzogiorno dell'Agosto di due anni fa trovammo questa buffa indicazione..."Buffet Tramontana" e invece della freccia per indicare la direzione una lisca di pesce! Io l'ho trovato adorabile!

Dopo una bella mangiata al ristorante e dopo qualche bicchierino di troppo, può capitare di dover correre in bagno...e allora mi raccomando, vedete bene di centrare il buco giusto...in questo bagno di un ristorante di Cracovia c'è quello per la Vodka (wodka), quello per la birra (piwo) e quello per l'acqua (woda)...


bagno del ristorante Pod Wawelem

Non lo trovate spassosissimo?

Oh cavolo...avevo introdotto l'argomento in modo così "poetico" ed è finito tutto in Mer cacca...

Cercherò di recuperare con l'ultima foto...

Quando arrivammo a Matala era mezzanotte, ma ci fiondammo subito in spiaggia...fummo accolti dalla spiaggia deserta (a Matala c'è solo quella, con la sua scogliera bellissima e una via con i ristorantini e i disco pubs) e dalle scogliere illuminate...Una scritta sul muro proprio sotto la scogliera ci diede il benvenuto e io pensai subito che fosse di buon auspicio per una vacanza spensierata, senza tempo...


"Welcome to Matala! Today is life, tomorrow never comes"

Matala
Della serie "Non pensare a che direzione prenderà la tua vita domani, il domani non esiste...conta solo il presente...la vita è ora"

Con queste foto partecipo all'appuntamento mensile "Il Senso dei miei Viaggi", questo mese capitanato da Monica Liverani

giovedì 24 aprile 2014

Le strade dei miei viaggi (...sotto i nostri piedi / infinite vie...)

strada #1 strada slovena, direzione Croazia,  appena dopo il confine con l'Italia
 Le strade per me simboleggiano l'essenza stessa del viaggio, per me i viaggi più belli sono quelli a bordo della mia automobile, niente mi dà maggiormente la sensazione di libertà di un viaggio in macchina, magari su strade secondarie, con lo stereo a manetta, il finestrino abbassato, mio marito che guida e io con la mia reflex al collo pronta a scendere quasi al volo per fotografare uno scorcio suggestivo o un cartello stradale buffo. Per me le strade sono indissolubilmente legate alle canzoni, per ogni viaggio on the road che ho fatto in passato ho una certa canzone che me la ricorda...e capita quindi che per tradizione ogni volta che io mi ritrovi a percorrere una strada già percorsa in passato riascolti di proposito la stessa canzone.
Ci sono strade che per un motivo o per l'altro percorriamo varie volte nella nostra vita, una di queste per me è la strada che mi porta nella mia amata Croazia, da piccola era la Jadranska Magistrala, la Magistrale Adriatica, ovvero la strada costiera tutta curve e strapiombi, ponti su "fiordi mediterranei" e scorci mozzafiato.
foto fuori concorso - ponte di Maslenica sulla Jadranska Magistrala anno 1985 (scattata dal papi)

Ora invece "sostituita" da una comoda e nuovissima autostrada, ma anche questa l'abbiamo riempita di ricordi...come il primo vero "on the road" della mia vita, anno 2003, 7 amici, due settimane in Croazia senza aver prenotato quasi nulla, 2500 km percorsi in totale, innumerevoli litri di birra Zlatorog e Karlovacko bevute a tutte le ore e questa canzone profetica che ha segnato indelebilmente quel viaggio e quelli a venire in terra balcanica...


E saranno ritmi tzigani nati all'ombra dei Balcani 

Compagni di viaggio, fuoco e follia nello scivolar via 
Sotto i nostri piedi infinite vie, sotto i nostri piedi infinite vie 
Portandoci addosso il sapore della libertà 
Danzeremo per altri cent'anni in ogni città 
Colorando di festa le notti del vecchio occidente 
Lasceremo per strada bottiglie e profumo d'oriente
("Infinite vie" Atarassia Grop) 




strada #2 sulla strada da Matala alla Red Beach

Quante cose tu raccoglierai 

e quante altre ne lascerai 
lungo tutta la strada che percorrerai 
e il problema di tutto ciò 
è che spesso tu non potrai 
sceglier ciò che porterai 
lungo la strada… 
("Lungo la strada" Derozer)


"Viaggio" è la parola che uso spesso per indicare metaforicamente la vita. Quante strade diverse si aprono davanti a noi ogni giorno, la direzione che prendiamo non sempre è quella giusta, a volte invece sì, solo che non lo sappiamo, spesso lo scopriamo solo strada facendo. Lungo la strada incontriamo persone, il loro viaggio incrocia il nostro, a volte per un giorno, a volte per un'estate, a volte per anni, a volte per tutta la sua durata.
A volte la loro vita prende strade diverse, per amore, per lavoro o chissà che altro e le nostre strade si separano.
Estate 2006, isola di Creta, 9 amici e 15 giorni macinando km sulla costa Meridionale e sulla punta Sud-Occidentale dell'isola. In questa foto, in cima al sentiero che superando la montagna dietro Matala porta alla Red Beach, ognuno di noi stava per fare scelte e prendere strade che avrebbero segnato indelebilmente le nostre vite. Al ritorno da quella vacanza io e quello che sarebbe diventato mio marito scegliemmo la nostra casa, a Bergamo. Lasciai la mia città, i miei amici, i miei genitori, il mio amato lavoro per seguire la strada dell'aMMore!

strada #3 - Il Danubio nei pressi del monastero di Weltenburger - Germania

Ci sono poi "strade" particolari, non sono fatte di asfalto nè di san pietrini nè di terra e polvere...sono strade sull'acqua, come il Canal Grande a Venezia (definita la più bella via della città) o come il Grande Fiume d'Europa, il mio amato Danubio... Il sogno nel cassetto sarebbe percorrere tutto il suo corso dalla Foresta Nera al Mar Nero, attraversando tutti quei Paesi che più mi sono cari in Europa: Germania, Austria, Croazia, Serbia...per ora ne ho attraversato solo piccoli tratti, come questo magnifico pezzo in Germania, non lontano da Regensburg. Ci si imbarca a Kelheim e in venti minuti attraversando le gole del Danubio, le Donaudurchbruch in tedesco, si arriva a questo magnifico monastero, la più antica abbazia della Baviera dove dal 1050 si produce l'ancor più magnifica birra scura, la "Weltenburger Klosterbier". Quest'anno riuscirò a percorrerne un altro pezzo, in Serbia, a Belgrado. Farò di più, ci dormirò sopra, abbiamo trovato un ostello flottante sul Danubio e in questo caso sarà bellissimo "dormire per strada".



(con questo post partecipo al contest mensile di Monica del blog "Viaggi e Baci" "Il Senso dei Miei Viaggi")

martedì 4 febbraio 2014

Le disavventure dei miei viaggi

Dopo aver saltato un appuntamento de "Il Senso dei Miei Viaggi" di  Monica, rieccomi qui per ridere e ricordare le disavventure dei miei viaggi che a dirla tutta non sono poi molte!!

Disavventura anno 1998 - Cambridge U.K.


album ricordo...la nostra casetta di Cambridge

La più clamorosa, quella che a distanza di ben 15 anni ancora racconto spesso (e rido ogni volta) riguarda il mio secondo viaggio studio nel Regno Unito. 
Avevo 16 anni, quasi 17, a luglio io, La Totè e La Robiola partimmo alla volta di Cambridge dove  avremmo soggiornato per un mese a casa di una simpatica famigliola del posto e di mattina avremmo studiato inglese a scuola.
Come si può spiegare l'emozione e le aspettative di un viaggio nella magica Inghilterra, quando sei adolescente, ami il rock più di ogni cosa, partirai con le tue migliori amiche e sarai lontana da genitori e regole per ben 21 giorni???
Avete presente l'adrenalina? Ecco...
Arriviamo a Cambridge dopo qualche ora di pullman da Londra, alla fermata ci aspettano le varie famiglie in cui i vari partecipanti al corso verranno poi smistati. Vediamo subito un tizio alto, grosso, pelato e interamente tatuato e la Totè esclama "Scommetto che noi siamo con il tizio tatuato...! " e infatti...
Il Tatuato, che di nome faceva Richard, viveva in una tipica casupola in mattoni con:
moglie;
Suocera;
Tre figli (Nathan, Ben e Jade);
il fratello;
il nipote (figlio di suo fratello);
il figlio illegittimo del fratello.

Tutta sta gente io non ho ancora capito bene dove dormisse, a noi fu assegnata una stanza con due letti singoli e un letto a castello dove dormiva anche Jade la figlia maggiore che voleva diventare una Spice Girl e a volte ballava nuda davanti allo specchio.
Comunque dopo alcuni giorni smettemmo di farci domande, era una famiglia strana, punto. La sera a volte si mangiava solo patatine chips del sacchetto, di giorno il nostro packed lunch a volte consisteva solo in panini al latte vuoti o con dentro una fetta di cetriolo, il venerdì andavano tutti al pub, figli compresi (5,7 e 9 anni) ed era l'unico giorno in cui veniva fatto loro il bagno: si riempiva la vasca e a turno (dalla più grande al più piccolo) venivano lavati nella stessa acqua. 
Poi erano tutti disoccupati...il capofamiglia,Richard, ogni tanto faceva dei lavoretti da elettricista e stop. In più sia lui che il fratello erano dei tatuatori fai da te...Richard aveva tatuaggi ovunque, pure una lacrima di Pierrot in faccia e sulle dita delle mani aveva scritto "Love" e "Hate". Penso che la loro vera entrata fossero i ragazzini che venivano da giugno a settembre per i viaggi studio, le agenzie che organizzavano i corsi pagavano un tot (molto basso rispetto al costo totale del pacchetto) per ogni ragazzo che ospitavano. 
La cosa bella è che a mangiare così poco tutte e tre tornammo dimagrite...peccato che a dimagrire non fu solo la nostra ciccia, ma anche il mio portafoglio. Dopo qualche giorno che eravamo arrivate, iniziai a notare che i miei soldi nascosti in valigia continuavano a diminuire, ma trovavo sempre la valigia chiusa con il lucchettto, pensai di aver contato male, in fondo ogni giorno mi mancavano circa 5 sterline quindi poteva anche essere che avessi fatto male i conti.
Un giorno però sparirono 150 sterline, ai tempi c'erano ancora le lire ed erano davvero tantissimi soldi, ero quasi a secco. Oramai era chiaro che qualcuno aveva trovato il modo di aprire la mia valigia e rubarmi i soldi. Ero preoccupatissima, non sapevo come cavarmela, alla fine decisi di parlare al capofamiglia. Ricordo benissimo quel colloquio, io e lui seduti sulle scale di legno della loro casetta inglese, gli dissi che mi vergognavo a dirglielo, ma che purtroppo dovevo, che non volevo accusare nessuno, ma che effettivamente a me erano spariti dei soldi, tanti soldi...fu molto comprensivo e paterno e disse "Ho capito tutto, so chi è stato, ci penso io". Sempre quel giorno, che non c'era lezione, incontrammo il nipote e il fratellastro del nipote che erano in veranda a fumare marijuana e ci fecero tutto un discorso sconnesso su quanto erano lunghi i loro piselli, che loro erano fighi perchè la notte prima avevano scopato,che loro per grattarsi l'uccello dovevano chinarsi fino a terra perchè era lunghissimo...Conversazioni di altissimo livello insomma.
Perplesse e anche un po' a disagio ce ne andammo con le nostre bici a fare un giro. 
Quella sera Richard e la moglie prepararono la cena solo per noi tre (loro come già detto spesso si nutrivano solo di patatine o altre schifezze seduti sul divano mentre guardavano la tv). Aspettarono che fossimo tutti in casa, poi tirò giù le tapparelle, chiamò in sala il nipote e il fratellastro del nipote e si scatenò l'inferno.Iniziò a interrogarli e ad urlare...la cosa bella è che capivamo quasi tutto, non so se per il gusto del gossip o se perchè quella vacanza ci aveva davvero fatto migliorare il nostro inglese, comunque per farla breve capimmo che erano stati loro due a rubare i soldi, che l'avevano già fatto in precedenza e che con i miei soldi erano andati...a puttane!!!! A quel punto non resistemmo oltre e io e la Totè scoppiammo a ridere, ma Richard ci disse di non ridere, che era molto arrabbiato e che non era finita lì. 
I due ragazzi, che con noi avevano fatto tanto gli spavaldi e gli sbruffoni quella mattina mentre ora erano con la coda tra le gambe, dissero che i soldi avanzati erano in una buca in giardino e lo zio li mandò fuori a scavare...ormai io, Totè e Robiola ridevamo senza ritegno, beccandoci le occhiatacce di Richard e dei due giovani. 
Mi restituirono circa 50 sterline e Richard disse che per il resto sarebbero andati a lavorare e mi avrebbero restituito tutto prima della mia partenza. 
Nei giorni successivi mi diedero altre 50 sterline...per le altre 50 che mancavano all'appello...beh, dite che se non le ho ricevute in 15 anni non ho più speranze????
Della serie: la speranza è l'ultima a morire!

Disavventura anno 2003 - Croazia


Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice - Croazia


Correva l'anno 2003 e io avevo 21 anni e 10 kg in meno (ok, questo non c'entra, ma a sfogliare le foto non ho potuto non notare questo insignificante dettaglio). Era il 2 Agosto e quel giorno saremmo partiti io e una decina di amici per la Croazia. Avevamo aspettato quella vacanza contando i giorni, era una delle prime vacanze all'avventura, senza prenotare nulla. Pensavamo di decidere le tappe man mano,un vero "on the road", avevamo prenotato solo la prima notte per sicurezza. Infatti se avevamo una tappa certa per quel viaggio quella era il Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice. 
Alle 4 del mattino partiamo, tutti gasati, fino a Venezia tutto fila liscio, a quel punto troviamo un po' di coda, ma tutto nella norma. Superiamo il confine, un poliziotto Croato ferma la macchina di Yuri, forse per la sua aria un po' strana, le borchie, la maglietta dei Sex Pistols con i buchi e le spille da baglia? Gli chiedono "Qualcosa da dichiarare? Droga?" e lui "E' lei la mia droga" indicando la sua ragazza che siede in parte a lui...
Il poliziotto ovviamente non capisce la battuta, ma dopo un controllo veloce lo lasciano andare. Riprendiamo la marcia, siamo a buon punto, peccato che arrivati a Novi Vinodolski ci fanno deviare per Bribir perchè sulla Jadranska Magistrala si era sviluppato un incendio, ai tempi non c'era ancora l'autostrada e bisognava fare la Magistrale Adriatica, quella magnifica strada costiera, tanto bella quanto tortuosa.
E lì sono iniziate le nostre 4 ore di passione. Fermi in coda, la polizia faceva passare a senso alternato poche macchine alla volta. All'inizio è stato anche divertente perchè scendevamo dalla macchina e ballavamo Bob Marley, raccoglievamo i fichi dagli alberi sulla strada, facevamo gli scemi con le macchine in coda ecc...Ma dopo un po' non ce la facevamo più!Quando poi l'unico bar raggiungibile a piedi su quella strada finì l'acqua iniziammo a preoccuparci un po'....era la rovente estate del 2003, la più calda degli ultimi cent'anni!
All'improvviso però si sblocca la coda e all'alba delle 11 di sera arriviamo finalmente a Plitvice dove avevamo prenotato un appartamento tramite internet. Poco prima di arrivare a Plitvice, il mio ragazzo che faceva da "apri pista" ferma la macchina e spegne i fanali imitato da tutti gli altri. Scendiamo dalla macchina e guardiamo il cielo...ecco, io tante stelle come le ho viste quel giorno non le ho più viste. Se non avessimo avuto quel contrattempo questo momento magico, che ancora rammentiamo tra noi amici quando ricordiamo quella vacanza, non ci sarebbe mai stato. Della serie: vediamo il bicchiere mezzo pieno!
Disavventura anno 2008 - Istanbul





tramonto sul Corno d'Oro visto dal ponte di Galata

Erano anni che sognavo Istanbul e finalmente nel marzo 2008 convinco mio marito a prenotare una settimana a Istanbul per il mese di giugno. Avevo trovato una buona offerta da Orio al Serio (io vivo a BG, quindi perfetto!) su Istanbul Sabiha tramite la ormai defunta My Air. 
Arrivo previsto per le 23 circa, ma qualche giorno prima della partenza un sms della My Air ci comunica che il volo è stato anticipato...tanto meglio! Ci presentiamo a BG Orio al Serio con due ore di anticipo, verso le 14:00, ma poco dopo vediamo che il nostro volo è stato posticipato di 8 ore!!! 8 ore???? Noi abbiamo già fatto il check-in, ci viene consegnato un buono di 8 euro per mangiare e la possibilità di una stanza nell'hotel di fronte all'aeroporto, ma siccome noi abitiamo a 5 minuti dall'aeroporto torniamo a casa. Dopo un paio di ore controllo per scrupolo il sito dell'aeroporto e scopro che...il volo non è più in ritardo di 8 ore, ma solo di 4...quindi ci precipitiamo al volo di nuovo all'aeroporto, dove veniamo anche cazziati dal personale My Air per essercene tornati a casa. Dopo poco scopriamo che il volo è stato ri-posticipato di altre due ore, quindi aveva 6 ore di ritardo rispetto all'orario originale, corro subito all'internet point per scrivere l'ennesima e-mail al tizio dell'hotel di Istanbul che doveva anche mandarci l'autista a prendere. 
Alla fine veniamo imbarcati sull'aeromobile, tutti contenti, oramai è questione di minuti e finalmente partiremo...
E invece...
La voce del comandante che annuncia "Ci scusiamo per il disagio, ma siccome al peggio non c'è mai fine, dobbiamo annunciarvi un ulteriore ritardo a causa di un passeggero che non si è presentato, ma che ha il suo bagaglio già imbarcato, dovremo quindi controllare tutti i bagagli imbarcati finchè non troveremo il bagaglio di questa persona e lasciarla a terra."
A quel punto parte un coro di "noooooooooooooooooooo" e fischi a go-go.
Dopo quasi un'ora, quando ormai non ci speravamo più ecco che il comandante ci annuncia la partenza.
Alla fine arriviamo a Istanbul Sabiha (nella parte asiatica della città) che sono le 2:30 (3:30 ora locale), ma ne è valsa la pena perchè viaggiare di notte e atterrare in mezzo a quel tappeto di luci adagiate sul Mar di Marmara e il Bosforo è stata un’emozione grandissima. Dall’alto Istanbul e il Corno d’Oro sembravano un tappeto di velluto nero cucito con una miriade di perline arancioni, gialle e verdi, le luci della città e da gemme più grandi, i battelli fermi sul Bosforo.
Il tassista pazzo che ci porta all’albergo a Eminonu canta e balla (!!) mentre guida e attraversando il ponte sul Bosforo ci urla “Here Asia, here Europe...Welcome to Eurooooope!” ed è stato emozionante passare a tutta velocità su questo ponte che congiunge Oriente e Occidente. Al ritorno da Istanbul la My Air ci comunica che per il disagio ci è stato regalato un buono da 100 euro da usare su una delle loro rotte e da consumare entro fine anno. Con quel buono andremo a trovare i nonni e gli zii di mio marito a Bari a fine Ottobre. Della serie: non tutto il male vien per nuocere.

domenica 3 novembre 2013

I fiori dei miei viaggi

 Le Rose di Sarajevo (“Io guardo quelle strade, quei tigli, quei palazzi color piombo. Respiro. Perchè non siamo venuti prima? Questa città è una tasca per noi, è infilare le mani nel buio e sentire un calore che arrivi dal fondo.”)


Rosa di Sarajevo

Questa macchia rossa che sembra quasi un cuore è in realtà una delle tante "Rose di Sarajevo", ovvero tracce lasciate sull'asfalto dalle granate, in 4 anni di guerra ne sono state lanciate quasi 5 milioni...i "crateri" di quelle che hanno provocato più morti sono state riempiti di vernice rossa. 
Camminando per le strade della città capita di calpestarne una, ogni volta che mi succedeva il cuore mi si fermava in gola: su quell'asfalto che io stessa stavo toccando con i miei piedi erano morte delle persone, in un modo crudele e senza senso. A ricordarle non c'erano fiori veri, ma queste rose eterne, rosse come il sangue che lì era stato versato.



“La bambina sedeva in terra
Davanti a una pira di corolle
Fiamme d’inverno parevano.
Aiutami, sono stanca.
Spellammo rose fino al tramonto
Nell’odore troppo dolce
Stordente come droga.
Chi berrà tutta questa grappa?
Le chiesi.
Tu, se tornerai.
Non ero certo di ritrovare la strada.
Mi salutò dalla finestra
Il viso di gesso fuso
Le mani insanguinate di petali.”
(Gojko in "Venuto al Mondo" di Margaret Mazzantini)

Istanbul - Tulipani
Istanbul - tulipani vicino alla Moschea Blu



I tulipani sono sempre stati tra i miei fiori preferiti e quando sono andata a Istanbul ho scoperto che questo fiore non proviene dall'Olanda come credevo, ma dalla Turchia ed è pure il simbolo del Paese.
Mi è sembrato naturale sapere che il mio fiore preferito era legato alla mia città del cuore, quella a cui sento di assomigliare di più. Questi tulipani stilizzati si trovavano nel parco prima della Moschea Blu, nelle aiuole c'erano anche tulipani veri di ogni colore, da lontano i gruppi di donne che si recavano alla moschea sembravano tanti tulipani erranti con i loro veli di tutti i colori. 
Ho poi scoperto che anche il çay, ovvero il tè turco, viene servito in bicchierini a forma di tulipano stilizzato...quanti ne ho bevuti in quel viaggio! 
Ora ogni volta che a Marzo vedo i primi tulipani nei giardini o dal fiorista il mio pensiero vola a quella città magica, così piena di contraddizioni come me!

Bouganville, isola di Santorini
Bouganville, Oia, isola di Santorini - Grecia
Dì Bouganville e ti risponderò "Felicità"...è il fiore che a me riporta subito a ricordi allegri e spensierati perchè legato ai viaggi fatti in Grecia, quando ero più giovane, senza alcun pensiero o responsabilità, se non essere felici (cosa di cui in realtà dovremmo essere sempre responsabili). 
I petali secchi volavano e si rincorrevano la sera al tramonto, di giorni i petali fuxia brillavano al sole e si stagliavano contro il cielo blu cobalto che puoi trovare solo in Grecia grazie al Meltemi che fa da spazzino del cielo.
Questa foto è stata scattata sull'isola di Santorini, per la precisione a Oia, il paesino più caratteristico dell'isola. 
Ogni volta che penso alla Grecia non posso che pensare alla classica casetta bianca con le persiane blu e...una bouganville che l'avvolge!

(Con questo post partecipo al contest mensile "Il senso dei miei viaggi" questo mese dal tema "Fiori e piante dei miei viaggi" di Monica Viaggi e Baci)

PS: la prima foto mi è stata ispirata dall'intervista a Margaret Mazzantini comparsa sul sito Le Nuove Mamme e linkata su FB da Monica.